Formattare un disco esterno o una chiavetta sembra una cosa da niente, finché il sistema operativo non presenta il menu con le solite voci: exFAT, NTFS o FAT32. E lì scatta il dubbio. Scegliere il formato sbagliato può tradursi in errori di compatibilità, trasferimenti che si bloccano a metà e, nella peggiore delle ipotesi, file corrotti che spariscono nel passaggio da un PC all’altro. Vale la pena capire cosa distingue exFAT da NTFS e quale conviene davvero in base all’uso che si farà dell’unità.
Entrambi i sistemi di archiviazione portano la firma di Microsoft, ma sono nati con obiettivi molto diversi tra loro. NTFS da anni è il formato predefinito dei dischi interni con Windows, pensato per garantire sicurezza e affidabilità nell’uso quotidiano. exFAT, invece, è arrivato nel 2006 come alternativa più leggera, progettata per muoversi senza attriti tra sistemi operativi differenti. Ecco perché chiedersi quale sia il migliore in assoluto non ha molto senso. La risposta dipende da dove verrà collegato il disco e dal tipo di file che di solito ci si sposta sopra.
exFAT, la scelta giusta per condividere tra Windows e Mac
Partiamo da un punto: exFAT dà il meglio proprio dove FAT32 mostra i suoi limiti, cioè con i file di grandi dimensioni e con la compatibilità tra piattaforme diverse. Chi è abituato a passare video in 4K, immagini disco o qualsiasi file pesante tra un PC Windows e un Mac trova in questo formato la libertà dai limiti che FAT32 si porta dietro. FAT32, il più vecchio della compagnia, blocca ogni singolo file a 4 GB, un tetto che qualsiasi video in alta risoluzione supera senza fatica. exFAT abbatte quella barriera e accetta file da parecchi gigabyte senza frammentarli.
C’è di più. È stato pensato apposta per l’archiviazione basata su memorie flash, quindi pendrive, schede SD e SSD portatili, hardware che sotto questo sistema lavora bene perché è proprio quello per cui è stato disegnato. Il rovescio della medaglia sta in alcune funzioni che exFAT semplicemente non ha. Manca il journaling, quel registro che protegge i dati se il trasferimento si interrompe all’improvviso, e questo fa salire il rischio di corruzione quando il disco viene staccato a copia ancora in corso. Non gestisce nemmeno i permessi sui file né la cifratura nativa, un dettaglio da tenere presente per chi ci deve salvare informazioni delicate. E anche se macOS lo riconosce senza problemi, exFAT non va bene per i backup di Time Machine: per quelli Apple pretende APFS o Mac OS Extended (HFS+).
NTFS, il formato costruito attorno alla sicurezza su Windows
Dall’altra parte c’è NTFS, che resta il sistema di archiviazione installato di default da Windows sulla maggioranza dei dischi interni, e non è un caso. Integra strumenti di sicurezza che exFAT non offre. Il journaling protegge l’integrità dei dati di fronte a interruzioni inaspettate, come già detto, e a questo si aggiungono la cifratura e la gestione dei permessi per singolo utente.
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Imagen: softzone.es
